Storia del Palazzo Arzberg Freihaus



La storia del palazzo iniziò nel 1587, allorché Carlo d'Arsio, padre di Cristoforo Oliviero, decise di acquistare dal barone Fortunato Madruzzo, maso “Broili” (i "broili" sono appezzamenti recintati siti attorno ad una struttura agricola) ad Arsio, un’ampia area agricola costituita da un'abitazione, campi, prati e vigne.
Nel 1627, Cristoforo Oliviero diede inizio alla costruzione del palazzo nobiliare, ricordato negli atti con il nome Arzberg, talvolta casa franca- Freihaus, in quanto dotato da parte Massimiliano Arciduca d’ Austria e Conte del Tirolo di vari privilegi, tra cui l’esenzione da qualsiasi imposta e del diritto d’asilo. Ultimato il palazzo vi abitò per poco, si trasferì poi a Revò a Palazzo Arsio. Alla sua partenza subentrò, suo figlio Corrado Orazio Conte d'Arsio e Vasio che visse qui per oltre 50 anni. Nel 1730 il palazzo venne ceduto al cugino Adamo d'Arsio, la cui linea familiare lo elesse come propria residenza fino ai primi decenni del XIX secolo. Nel 1932, Rina von Edle Dessouvic – Arz, vedova del conte Paul Arz von un zu Arsio-Vasegg, vendette il palazzo alla provincia patavina dei Padri Francescani Conventuali. Nel 2014 venne acquistato dalla Cassa rurale di Fondo.
Dell’arredamento originale nel Palazzo ben poco rimane: un fornello ad olle a torretta e un cassettone in noce (entrambe con stemma d’Arsio) si trovano oggi a Castel Stenico, alcuni quadri raffiguranti ritratti di famiglia al Castel del Buonconsiglio e i 14 quadri della via Crucis realizzati da Carlo Bonacina nel 1945 attualmente depositati presso la cassa rurale di Fondo.

ESTERNO
Attraverso un ampio arco presentate in chiave di volta lo stemma del conte Sigismondo Giovanni d'Arsio - Vasio datato 1726, posto a livello strada era possibile un tempo raggiungere la corte del palazzo. Poco distante lungo il muro di cinta si nota un secondo portale in pietra che delimita una grande nicchia all’interno della quale è posto un grande crocefisso in legno. Il portale un tempo consentiva l’accesso alla stalla di pertinenza del palazzo demolita allorché venne allargata la strada. Fu in quell’occasione che venne qui trasferito.
La facciata dello stabile è caratterizzata dalla presenza di tre ordini di finestre.
A pian terreno sono presenti 5 finestre impreziosite da inferiate a motivi romboidali, al primo piano 6 finestre, ciascuna caratterizzata nella parte sommitale dalla presenza di un timpano. Anche il secondo piano presenta 6 piccole finestre sormontate da conchiglioni simbolo di nobiltà.
L’accesso al palazzo è consentito da un bel portale in pietra bugnato, con capitelli e basamenti finemente lavorati. Lo stesso è caratterizzato dalla presenza di due pregevoli porte lignee. Ciascuna presenta due specchi simmetrici intagliati a motivi geometrici arricciati, quelli più in alto risultano essere di dimensioni maggiori e avere un decoro più suntuoso rispetto a quelli più in basso di dimensioni ridotte e di fantasia più semplice. Al centro si trova una colonna decorata presentante un capitello corinzio. Le due porte sono sormontate da una lunetta con decori a raggio di sole in legno e ferro battuto.
Ai lati del portale troviamo due panche in pietra con piedi arrotondati e scolpiti.
Nel 1955 la nobile dimora venne sopraelevata con l’aggiunta del timpano centrale arricchito da due finestre.
Le decorazioni che impreziosiscono la facciata non sono originali ma frutto di ricostruzioni degli anni 80.
Nel cortile si trova una fontanella, la colonna da cui zampilla l’acqua è materiale di recupero di provenienza ignota.